Welfare, Italia. Focus sulle famiglie in Emilia Romagna

Il  CRU EMILIA ROMAGNA ha organizzato il convegno " Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali. Integrare il welfare, sviluppare la white economy".

Il Convegno si svolgerà il 12 febbraio 2015 dalle ore 9.15 presso la Salaborsa, Auditorium Enzo Biagi Piazza del Nettuno, 3.

***

White economy è fiducia nel futuro: le nuove sfide per il territorio, imprese e famiglie

Presentazione del rapporto “Welfare, Italia. Focus sulle famiglie in Emilia Romagna” di Unipol e Censis

Nuovi strumenti del welfare di territorio per una integrazione virtuosa tra pubblico e privato.

9.15 Welcome coffee e registrazione dei partecipanti

Apertura dei Lavori  Carlo Pilotti, Consiglio Regionale Unipol Emilia Romagna

Saluto istituzionale Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia Romagna

Presentazione del Rapporto “Welfare, Italia. Focus sulle famiglie in Emilia Romagna” Giuseppe Roma, Censis

Tavola rotonda: nuovi strumenti del welfare di territorio per un’integrazione virtuosa tra pubblico e privato

Introduce: Vincenzo Colla, Presidente Consiglio Regionale Unipol e Segretario generale CGIL Emilia Romagna

Intervengono:

Fiamme a Fabris, Dire ore Generale UniSalute

Massimo Mazzavillani, Dire ore CNA Ravenna

Virginio Merola, Sindaco di Bologna

Giovanni Monti, Presidente Legacoop Emilia Romagna

Alberto Vacchi, Presidente Unindustria Bologna

Durante il dibattito sono previsti alcuni interventi dalla platea

La responsabilità di governare e fare impresa guardando oltre la crisi

Ne parlano: Elisabett a Gualmini, Vice Presidente Regione Emilia Romagna e Assessore alle Politiche di Welfare e Politiche Abitative

Pierluigi Stefanini, Presidente Gruppo Unipol

Sergio Venturi, Assessore alle Politiche per la Salute Regione Emilia Romagna

Welfare CRU Unipol

Scarica la sintesi del rapporto in formato PDF (1MB)

Sintesi Unipol_Censis_Report_Welfare_Emilia Romagna

 


Welfare Italia. Focus sul Lazio

Le famiglie del Lazio spendono di tasca propria per le prestazioni sanitarie più di quanto avviene nel resto d’Italia. Nel Lazio l’88,7% delle famiglie ha sostenuto infatti spese nell’ultimo anno per acquistare farmaci a prezzo intero o per pagare i ticket in farmacia (il 78,2% nella media italiana), l’83,5% ha sostenuto spese out of pocket per prestazioni ambulatoriali come visite mediche specialistiche o accertamenti diagnostici (il 60,3% a livello nazionale), il 43,6% per visite e prestazioni odontoiatriche private (contro una media del 38,6%). Data la scarsa copertura da parte del sistema sanitario pubblico, negli ultimi due anni il 31% delle famiglie del Lazio ha effettuato solo le cure odontoiatriche indispensabili, preferendo strutture pubbliche o puntando al massimo risparmio in caso di accesso alle strutture private, anche rinunciando alla qualità. E il 23% è stato costretto a rinunciare o rimandare il ricorso al dentista, sebbene fosse necessario, perché troppo costoso.

È quanto emerge da una ricerca sul welfare nel Lazio realizzata nell’ambito del progetto «Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali» di Censis e Unipol, con la collaborazione del Consiglio regionale Unipol Lazio. che è stata presentata oggi a Roma presso il Tempio da Adriano da Giuseppe Roma, Direttore Generale del Censis, e discussa, tra gli altri, da Claudio Di Berardino, Segretario Generale della Cgil Roma e Lazio e Presidente del Cru Lazio, Pierluigi Stefanini, Presidente di Unipol, Ignazio Marino, Sindaco di Roma, e Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio.

I tagli alla sanità pubblica

Nel Lazio la sanità pubblica regionale è soggetta a processi di razionalizzazione dell’offerta ospedaliera, con la riduzione dei posti letto per acuti. E il Lazio è una delle Regioni con piano di rientro, dovuto al deficit accumulato nelle precedenti gestioni, per cui gli amministratori regionali si sono trovati a dover operare in questi anni una riduzione complessiva dei costi, che potrebbe aver avuto un impatto anche sulla qualità e la capillarità dei servizi erogati. Dal 2007 al 2011, sia le strutture ospedaliere pubbliche che quelle private accreditate si sono ridotte nella regione del 7% circa, mentre nel resto d’Italia sono aumentate. I posti letto sono diminuiti del 19,7% nelle strutture pubbliche e del 28,4% in quelle private accreditate, più che nelle altre aree del Paese (nella media nazionale la variazione è pari a -6,6%). Anche il personale medico e infermieristico si è ridotto nel Lazio rispettivamente del 5,7% e del 5% contro una sostanziale stabilità registrata a livello nazionale. La spesa sanitaria pubblica per abitante nel Lazio è diminuita del 4%, con una riduzione particolarmente sensibile tra il 2009 e il 2010 (-2%), a fronte di un andamento pressoché invariato nelle altre aree del Paese.

La rete del welfare familiare

Il 40% delle famiglie italiane è impegnato in una vera e propria rete di supporto informale, fornendo aiuto ai familiari in difficoltà. Questa tendenza appare ancora più spiccata nel Lazio (55%). Nella regione la tipologia di supporto scambiata più frequentemente consiste nell’aiuto a persone sole o malate (riguarda il 22,9% delle famiglie), il prestito infruttifero di denaro o di altri beni (il 18,1% nel Lazio contro l’8,2% a livello nazionale) e l’assistenza agli anziani (il 17,6% contro il 9,8% medio). Le voci di spesa più diffuse nel Lazio sono orientate all’assistenza ad anziani e bambini e al mantenimento dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, con costi che gravano sulle famiglie a fronte di una copertura pubblica carente.

I consumi al tempo della crisi

La congiuntura economica sfavorevole influenza le scelte e i comportamenti delle famiglie. La strategia prevalente per fronteggiare le difficoltà è la razionalizzazione, con la riduzione di sprechi ed eccessi, adottata dall’82,5% delle famiglie del Lazio. Molte sono le famiglie orientate alla ricerca di opportunità di risparmio e alla riduzione dei consumi in vari ambiti, da quello alimentare (il 64,5% nel Lazio e il 72,8% in Italia), alla convivialità del ristorante (il 53,2% nel Lazio e il 58,7% in Italia), fino agli spostamenti e ai mezzi di trasporto (il 48,6% nel Lazio e il 59,6% in Italia).

Le preoccupazioni maggiori: il futuro dei figli

La paura più diffusa nel Lazio è il rischio di ammalarsi (per il 37,7% delle famiglie). Ma il timore più avvertito dalle famiglie della regione rispetto al resto del Paese è il futuro dei figli (per il 32,3% contro il 26,6% registrato a livello nazionale), poi la non autosufficienza (27%), la situazione economica (23,4%) e il lavoro (22,4%).

Con quali strumenti affrontare i bisogni socio-assistenziali di domani?

Il 44,7% delle famiglie nel Lazio si aspetta da parte del soggetto pubblico una copertura sufficiente (si tratta di chi non ha alternative alla copertura pubblica per ragioni economiche), il 46,1% integrerà i servizi pubblici con quelli privati pagando di tasca propria, il 9,2% (contro il 9,8% a livello nazionale) considera il ricorso a strumenti assicurativi e finanziari privati. Di questi ultimi, il 7,1% (il 5,7% nella media Italia) propende per un modello di welfare mix, integrando la copertura pubblica con le prestazioni finanziate tramite mutua o assicurazione, e il 2,1% (il 4,1% a livello nazionale) pensa di affidarasi completamente al privato grazie a strumenti assicurativi. Emerge così una consapevolezza diffusa che la copertura pubblica necessiterà di integrazioni private. Ma la cultura dell’autoregolazione e dell’out of pocket rimane ancora largamente dominante, con un mercato delle prestazioni assistenziali fortemente disomogeneo.

«La fotografia restituita dalla ricerca presentata quest’oggi ci conduce a prendere sempre più consapevolezza del fatto che gli attuali assetti di welfare non sono più in grado di rispondere ai nuovi bisogni socio-assistenziali della famiglie italiane, nonché ai cambiamenti strutturali dell’economia, ai trend demografici e al nuovo mercato del lavoro», ha detto Pierluigi Stefanini, Presidente di Unipol. «Il progetto “Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali”, che quest’anno giunge alla seconda annualità, si pone l’obiettivo di riflettere in maniera permanente e di concerto con tutti i soggetti impegnati nel settore sulle modalità attraverso le quali rendere il sistema del welfare più efficiente, dunque strumento di sviluppo economico, occupazionale e di inclusione sociale», ha concluso Stefanini.

«Preoccupa quanto emerge da questa ricerca. Preoccupa e allarma perchè vi si legge un progressivo sgretolamento nel corso degli anni del ruolo del pubblico anche nel nostro territorio, falcidiato da una recessione economica senza precedenti», ha detto Claudio Di Berardino, Segretario Generale della Cgil Roma e Lazio. «Un vuoto di scelte e di strategie di cui si avverte sempre più la mancanza e che dovrebbero essere invece la base su cui costruire non solo soluzioni ai tanti drammi aperti dalla crisi, ma un nuovo modello di welfare, capace di includere e dare risposte ai disagi vissuti quotidianamente dalle famiglie. Le amministrazioni comunale e regionale devono tornare a valorizzare il servizio pubblico sociale e sanitario, a ragionare di eliminazione degli sprechi ma anche di una nuova politica della salute», ha concluso Di Berardino.